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mercoledì 29 ottobre 2008

ANALISI SUI SONDAGGI DEL PD




Da "Il Tirreno" del 29.10.2008
Mario Lancisi
L’ondata di immigrati destabilizza Pd e sindaci

Luca Sani
Oggi il nostro operaio vede un concorrente nello straniero, continuando così il rischio è quello di una guerra tra poveri

Il sondaggio choc di Prato ha prodotto un brusco risveglio nel Pd toscano. Per la prima volta anche nella nostra regione la politica deve fare i conti con il fattore «I». Dove «I» sta per immigrati, e non per le tre «I» di morattiana memoria (inglese, informatica e impresa). Più un problema che un’opportunità. Un problema che finora era soprattutto vissuto al nord, in terra padana e leghista. Già alle elezioni politiche di aprile per la prima volta la Lega nord ha forzato la linea Maginot e si è incuneata nella rossa Toscana, raddoppiando i consensi alla Camera: 1,08 nel 2006 e oltre il 2 in queste elezioni. Così è scattato un seggio per le camicie verdi nella regione rossa.
Lega e Idv in ascesa. Il sondaggio commissionato dal Pd empolese, realizzato dall’Ipsos su un campione di 800 telefonate, nel periodo 11-13 ottobre 2008, ha registrato un’intenzione di voto molto favorevole per la Lega nord (2,9% contro l’1,3 delle politiche) per l’Italia dei valori (8,6 contro 3,8). Grosso modo stesso trend a Prato e, sembra di capire, anche in altre città. Bossi e Di Pietro. Due risposte forti e radicali al problema immigrazione.
Immigrati record. Il leghismo che attecchisce in terra toscana è favorito da due fattori: l’aumento degli stranieri in una regione a crescita demografica zero e la crisi economica. Nel 2006 in Toscana gli immigrati hanno registrato un aumento boom del 18% I regolari sono 289mila, corrispondenti al 7,8% della popolazione toscana (contro il 6,2% nazionale). Rispetto ad altre regioni è forte la presenza dei cinesi. A questi ritmi di crescita verrà superata la stima dell’Irpet, istituto di programmazione economica, secondo cui nel 2020 avremo 400mila stranieri, pari al 12% della popolazione.
Guerra tra poveri. L’altro fattore che ha portato l’immigrazione, come osserva Luca Sani, responsabile toscano del Pd per gli enti locali, ai primissimi posti nella preoccupazione dei toscani è la crisi economica. «Finora agli immigrati veniva riservata l’economia residuale, i lavori che non erano disposti a fare i toscani. Con la crisi la situazione è cambiata. Il nostro operaio vede nello straniero un concorrente. Il rischio in prospettiva è che si scateni una guerra tra i poveri», osserva il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi.
Paura di perdere il posto. Nella città labronica - uno dei più importanti centri dove si voterà nel 2009 - gli immigrati sono poco più di 7mila, corrispondenti al 5% della popolazione. Una presenza che ancora non incide nelle dinamiche elettorali. Al contrario di Prato dove gli stranieri si aggirano intorno al 20 per cento e la questione cinesi ha spazzato via il sindaco Marco Romagnoli e il presidente della Provincia Massimo Logli. Lì i cinesi insidiano l’economia tessile.

Non è una questione di ordine pubblico: è che mentre i pratesi chiudono le aziende, i cinesi girano in Suv o Mercedes...
E anche se a Livorno, sottolinea il segretario del Pd Marco Ruggeri, i cittadini pongono in testa alle loro preoccupazioni la crisi economica, la paura di non trovare lavoro o di perderlo non è da escludere che questi elementi diventino esplosivi nella prospettiva di un aumento degli immigrati.
I cinesi e le regole. Osserva il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli: «L’immigrazione è una risorsa, ma va saputa gestire con adeguate politiche di integrazione. Il che vuol dire ad esempio rispetto delle regole. Se in un capannone di cinesi a Prato lavorano anche i bambini, come accade spesso, è chiaro che viene meno il rispetto della legalità. Così come occorre ripensare anche all’urbanistica delle nostra città. Se le periferie sono tenute male è evidente che si favorisce il degrado...».
Alloggi e asili nido. Oltre all’economia, gli altri aspetti del fattore «I» sono quelli della sicurezza e dei diritti. La microcriminalità, l’insicurezza e la difficile integrazioni sono problemi sempre più rilevanti. Ad esempio a Viareggio c’è chi ritiene che nella sconfitta del centrosinistra alle recenti elezioni comunali abbia pesato anche la questione immigrati. Così come esiste il problema dei diritti: contributi economici comunali, graduatoria nell’assegnazione degli alloggi popolari e dei posti negli asili. Spesso i cittadini bussano alla porta del sindaco, racconta il primo cittadino di Grosseto Emo Bonifazi, e si lamentano: perché la casa è andata ai rumeni e non a noi grossetani?
La certezza della pena. Dice Marco Filippeschi, sindaco di Pisa: «Tenere insieme integrazione e salvaguardia delle regole non è facile. Sì, l’alloggio può andare anche alla famiglia rumena, se ne ha i requisiti. Però l’inserimento abitativo va seguito perché se nascono problemi c’è il rischio che tutta la politica dell’accoglienza entri in crisi».
La ricetta? La fornisce in conclusione Paolo Fontanelli, ex sindaco di Pisa e attuale responsabile nazionale del Pd. «Possiamo vincere la sfida dell’immigrazione se affrontiamo in tempo il problema. Le parole-chiave sono: diritti, doveri, regole e legalità. Ma anche certezza della pena. Se uno delinque deve stare in galera...».


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